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Il Vitigno
Negroamaro

Il Vitigno Negroamaro

È un patriarca della viticoltura dell’Italia Meridionale. Il suo nome deriva dal dialettale 

niuru – maru, che già di per sé evoca il colore nero della spessa buccia ed il retrogusto amarognolo del vino.

STORIA

Un vitigno probabilmente portato dagli antichi coloni greci sulle sponde opposte, che si è adattato perfettamente al clima caldo e secco, tanto da ritenere una buona acidità naturale anche nelle stagioni più torride e sitibonde, caratteristica che lo rende interessante in un’epoca di “global warming”.

È un vitigno estremamente versatile per le varie tipologie di vinificazione, ma sembra che sin dall’antichità, e per tradizione consolidata, sia il rosato la sua migliore e più fine espressione. Gli antichi Messapi, infatti, appresero dai greci il metodo della “lacrima”, che consisteva nel ricavare il mosto fiore dalla delicata pigiatura di un sacco pieno di uva a bacca nera: un sistema di pressatura soffice ante litteram!

IL NEGROAMARO OGGI

La spumantizzazione con metodo classico

Oggigiorno, proprio per la sua alta acidità e con le moderne tecniche di vinificazione, il Negroamaro è forse la varietà italiana più vocata alla vinificazione in rosato.

La spumantizzazione con metodo classico di un’uva dotata di queste caratteristiche rappresenta l’ultima frontiera dell’enologia meridionale, e l’esperimento iniziale è diventato una riuscitissima realtà.